Tasso di abbandono (churn): calcolare la fidelizzazione dei clienti e quanto vale davvero.
Cosa occorre distinguere
Tre condizioni prima di ogni calcolo.
Una coorte fissata all’inizio
Il tasso si calcola sui clienti presenti all’inizio del periodo. Mescolare al denominatore i clienti acquisiti strada facendo abbassa artificialmente il churn di un’azienda che acquisisce in fretta.
I tassi si compongono, non si sommano
Una fidelizzazione mensile del 97 % non dà il 64 % in un anno ma il 69 %, perché ogni mese si applica ai clienti rimasti. Due tassi si confrontano solo sulla stessa durata del periodo.
La media nasconde l’eterogeneità
I clienti più fragili se ne vanno per primi; la fidelizzazione di una coorte cresce quindi con l’anzianità. Proiettare un tasso costante sottostima la durata di vita dei clienti che restano.
Metodo
Misurare e gestire l’abbandono in quattro passaggi
- 01Definire l’uscita
In un abbonamento, la disdetta è osservata. Senza contratto, l’uscita si deduce da un’inattività oltre una soglia, da fissare secondo il ciclo d’acquisto abituale del cliente.
- 02Costruire le coorti
Raggruppare i clienti per mese o anno di acquisizione, poi seguire la quota ancora attiva a ogni anzianità, invece di un tasso globale che mescola tutte le generazioni.
- 03Distinguere clienti e fatturato
Calcolare il churn in numero di clienti e in fatturato, perché gli aumenti di spesa dei clienti rimasti possono compensare, o mascherare, le uscite.
- 04Quantificare, poi testare
Tradurre un punto di fidelizzazione in margine, puntare sui clienti a rischio con un modello validato fuori campione, poi misurare l’azione rispetto a un gruppo di controllo.
Una coorte di 1.000 clienti seguita per cinque anni
La stessa coorte, anno dopo anno. Il tasso di abbandono scende con l’anzianità perché i clienti più fragili se ne sono andati per primi.
| Anzianità | Clienti a inizio anno | Persi nell’anno | Tasso di abbandono | Tasso di fidelizzazione |
|---|---|---|---|---|
| Anno 1 | 1.000 | 400 | 40 % | 60 % |
| Anno 2 | 600 | 150 | 25 % | 75 % |
| Anno 3 | 450 | 81 | 18 % | 82 % |
| Anno 4 | 369 | 52 | 14 % | 86 % |
| Anno 5 | 317 | 38 | 12 % | 88 % |
Un unico tasso medio applicato a tutti i clienti sottostima il valore dei clienti fedeli.
Un ritorno di otto a uno sulla carta, da confermare con un test
Esempio illustrativo: un servizio in abbonamento conta 20.000 clienti che portano ciascuno 30 € di margine al mese. Il tasso di abbandono mensile è del 3 %. Un’azione di fidelizzazione che costa 15.000 € al mese lo riporterebbe al 2,5 %.
Valore di un cliente = 30 € ÷ 3 % = 1.000 €, contro 30 € ÷ 2,5 % = 1.200 € dopo l’azione. Clienti trattenuti ogni mese = 20.000 × 0,5 % = 100. Valore creato al mese = 100 × 1.200 € = 120.000 €, per 15.000 € di costo.
Sulla carta, l’azione rende otto volte il suo costo. Questo calcolo presuppone un tasso costante, nessuna attualizzazione e un effetto causale di 0,5 punti: i clienti trattenuti sono spesso i più fragili, da cui un test rispetto a un gruppo di controllo prima di generalizzare.
Condizioni di accettazione
Le condizioni per agire.
- 01
Calcolare il churn sui clienti presenti all’inizio del periodo, senza mescolarvi i nuovi.
- 02
Confrontare i tassi sulla stessa durata, componendoli invece di moltiplicarli.
- 03
Seguire la fidelizzazione per coorte e per anzianità, non solo in media.
- 04
Finanziare un’azione di fidelizzazione in base al suo effetto misurato rispetto a un gruppo di controllo, non al churn evitato presunto.
Limiti
Ciò che questa analisi non dimostra.
- Senza contratto, l’uscita non è osservata: la soglia di inattività scelta cambia il tasso.
- La formula valore = margine ÷ churn presuppone un tasso costante e ignora l’attualizzazione.
- Un modello predittivo individua i clienti a rischio, non quelli che l’azione farà restare.
- Il churn in numero di clienti può scendere mentre il churn di fatturato sale, e viceversa.
Domande frequenti
Risposte brevi, con i loro limiti.
- Che differenza c’è tra tasso di abbandono e tasso di fidelizzazione?
- Sono complementari sullo stesso periodo e sulla stessa coorte: un tasso di abbandono dell’8 % corrisponde a un tasso di fidelizzazione del 92 %. Il primo conta i clienti persi, il secondo quelli che restano.
- Come convertire un churn mensile in churn annuale?
- Si compone la fidelizzazione: churn annuale = 1 − (1 − churn mensile) elevato alla 12. Un churn mensile del 3 % dà circa il 31 % all’anno, non il 36 %.
- Qual è un buon tasso di churn?
- Non esiste una soglia universale: dipende dal settore, dal modello contrattuale, dalla durata dell’impegno e dall’anzianità dei clienti. Il riferimento giusto è l’evoluzione delle proprie coorti e il margine perso per punto di churn.
- Che differenza c’è tra churn dei clienti e churn del fatturato?
- Il churn dei clienti conta le uscite; il churn del fatturato misura i ricavi persi, riduzioni di spesa comprese. Gli aumenti di spesa dei clienti rimasti possono renderlo negativo al netto.
Riferimenti
Opere citate.
- Fader & Hardie (2007), How to Project Customer Retention, Journal of Interactive Marketing (si apre in una nuova scheda)
- Fader & Hardie (2010), Customer-Base Valuation in a Contractual Setting: The Perils of Ignoring Heterogeneity, Marketing Science (si apre in una nuova scheda)
- Gupta, Lehmann & Stuart (2004), Valuing Customers, Journal of Marketing Research (si apre in una nuova scheda)
- Neslin, Gupta, Kamakura, Lu & Mason (2006), Defection Detection, Journal of Marketing Research (si apre in una nuova scheda)
